La Norma di Bellini al Teatro Verdi

La “Norma” di Vincenzo Bellini riapre la stagione lirica del Teatro Municipale Giuseppe Verdi. Gli spettacoli sono in programma venerdì 20 ottobre (ore 21.00), domenica 22 ottobre (ore 18.00) e martedì 24 ottobre ore (19.00).

Direttore d’Orchestra Daniel Oren (20 – 24 ottobre)
Gaetano Soliman (22 ottobre)
Regia e luci Giandomenico Vaccari
Maestro del Coro Tiziana Carlini
Scene Flavio Arbetti
Costumi Giusi Giustino
Assistente alla Regia Alessandro Idonea
Assistente costumista Concetta Nappi

Pollione Gustavo Porta
Oroveso George Andguladze
Norma Gilda Fiume
Adalgisa Teresa Iervolino
Clotilde Miriam Artiaco
Flavio Vincenzo Peroni

ORCHESTRA FILARMONICA SALERNITANA “GIUSEPPE VERDI”
CORO DEL TEATRO DELL’OPERA DI SALERNO

Norma è un’opera in due atti di Vincenzo Bellini su libretto di Felice Romani, tratto dalla tragedia Norma, ou L’Infanticide di Louis-Alexandre Soumet (1786-1845).

Composta in meno di tre mesi, nel 1831, fu data in prima assoluta al Teatro alla Scala di Milano il 26 dicembre dello stesso anno, inaugurando la stagione di Carnevale e Quaresima 1832.

Quella sera l’opera, destinata a diventare la più popolare tra le dieci composte da Bellini, andò incontro a un fiasco clamoroso, dovuto sia a circostanze legate all’esecuzione , sia alla presenza di una claque avversa a Bellini e alla primadonna, il soprano Giuditta Pasta. Non solo, ma l’inconsueta severità della drammaturgia e l’assenza del momento più sontuoso, il concertato che tradizionalmente chiudeva il primo dei due atti, spiazzò il pubblico milanese.

“NORMA: UNA “HOUSE OF CARDS” DEL PASSATO di Giandomenico Vaccari

Norma è un castello di carte, una “House of cards” nell’antica Gallia al tempo dell’occupazione romana. Un castello pieno di bugie, silenzi, omissioni, paure e precarietà. I personaggi dell’opera belliniana vivono ed agiscono come se il domani non esistesse, come se il futuro fosse una nube pericolosa, una spada di Damocle pronta a spezzare l’instabile e già compromesso equilibrio fra la vita amorosa e quella pubblica. Sono anni che Norma, prima sacerdotessa e depositaria di ogni verità religiosa e politica del suo popolo, vive, di notte, l’altra faccia della sua esistenza, amando il proconsole romano, capo dell’esercito di occupazione e, formalmente, suo mortale nemico. Un conflitto di interessi e di passioni terribile con esiti prevedibili. Sono ormai anni che i figli piccoli di Norma e Pollione sono costretti ad uscire di casa solo di notte per non incorrere nel pericolo di essere visti, identificati e sacrificati fisicamente sull’altare delle leggi sacre e dell’odio verso i romani. Sono anni che Norma mente deliberatamente al suo popolo, anteponendo le leggi dell’amore e del desiderio a quelle della ragion di stato. Sono anni infine che Norma rimanda la guerra contro i romani proprio come accade nel meraviglioso recitativo che precede Casta Diva. Ma le stesse leggi del desiderio protette da Norma, si ritorcono contro di lei. Pollione si innamora improvvisamente e perdutamente di una giovane, Adalgisa, destinata anch’essa ai voti sacerdotali. L’incontro con il proconsole sconvolge la giovane che si innamora e corre da Norma per essere sciolta da ogni vincolo. Così il Castello crolla rovinosamente sulla testa dei protagonisti fino al sorprendente e tragico epilogo. Sotto le macerie delle loro bugie Norma e Pollione ritrovano la ragione del loro lungo amore e si avviano insieme al sacrificio, salvando le vite dei loro figli e quella di Adalgisa. Norma è un’opera unica, sia all’interno della produzione belliniana che nel panorama del primo romanticismo. L’impasto sonoro, le vocalità, le sequenze di sceneggiatura costruite in modo così anticonvenzionale da Felice Romani, ci comunicano la sensazione di trovarci di fronte ad un’opera senza radici e senza eredi: un unicum assoluto, almeno nel melodramma italiano. Vincenzo Bellini e il suo teatro sono stati un miracolo, l’ultimo lascito della grande scuola napoletana immessa di forza nella temperie del primo Ottocento. Ma Norma, con la sua straordinaria drammaturgia, è molto di più. È una visione di forme estetiche future, è un ponte verso il teatro musicale europeo e verso la contemporaneità.